Gli utenti cercano informazioni su Google e l’AI overview fornisce già una risposta, in molti casi già esaustiva. Secondo uno studio di Ahref, già a dicembre 2025 il click sul primo risultato di ricerca erano diminuiti del 58% rispetto a due anni prima. A parità di altre condizioni, c’è una tendenza a diminuire del traffico organico.
Parallelamente c’è una larga adozione dei chatbot AI: da un’analisi dei dati di Audicom condotta da Vincos risulta che nel mese di dicembre 2025 sono quasi 15 milioni gli italiani che hanno utilizzato almeno uno di questi strumenti.
La ricerca sta quindi diventando sempre più mediata dall’AI, a cui si chiede di trovare delle opzioni, sintetizzarle, confrontarle e suggerire le soluzioni più rilevanti. Con la diffusione degli agenti AI, questa intermediazione sarà ancora più marcata: gli agenti valutano le alternative e supportano o addirittura eseguono decisioni per conto dell’utente. Secondo una ricerca di Adyen, il 43% dei consumatori italiani sarebbe disposto a far svolgere ad un assistente AI l’intero processo di acquisto, compresa la transazione vera e propria.
La direzione da prendere per avere visibilità organica è chiara: bisogna comparire nelle risposte AI.
Ma non basta essere citati come fonte, bisogna essere riconosciuti come entità rilevante per la richiesta dell’utente.
Secondo uno studio di Semrush, analizzando 3.981 apparizioni di domini in 115 prompt su quattro piattaforme AI, in Italia è risultato che solo il 18% delle risposte analizzate menzionava esplicitamente il brand. L’AI può quindi utilizzare il tuo sito come fonte, senza nominare il tuo brand.
Qui nasce la nuova sfida di visibilità: non basta che sia il tuo sito a rispondere, il tuo brand deve diventare la risposta. Perciò, deve essere percepito dall’AI come un’entità in grado di soddisfare la richiesta dell’utente.